Tender Points vs Trigger Points: differenze e come trattarli?

Tender Points vs Trigger Points: differenze e come trattarli?

Pubblicato il 7 gennaio 2026

Chi non ha mai sentito un 'nodo' doloroso sulla schiena o sulle spalle? Un punto preciso che, se premuto, fa trasalire. L'istinto è quello di massaggiarlo ma spesso il risultato è temporaneo o, peggio, inefficace. Perché? Non tutti i 'nodi' sono uguali.

Foto 1 (3)Questa distinzione ha due nomi: Tender Points e Trigger Points. A un orecchio inesperto potrebbe sembrare la stessa cosa, ma per un massaggiatore professionista sono due mondi diversi, due linguaggi del corpo che richiedono ascolto e tecniche differenti. Capire questa differenza è il primo passo per passare da un massaggio generico a un trattamento mirato e realmente efficace. In questa guida faremo luce proprio su questa differenza, una volta per tutte.

I tender points: l'allarme locale del corpo

Immagina di essere davanti a due interruttori identici: uno accende una lampadina nella stanza, l'altro attiva un sistema di illuminazione in tutto l'edificio. Questa è esattamente la differenza tra tender points e trigger points: apparentemente simili ma con meccanismi e conseguenze completamente diverse.

La maggior parte delle persone e, purtroppo, anche molti operatori del benessere non adeguatamente formati, tratta tutti i punti dolorosi allo stesso modo. È come usare sempre lo stesso martello, indipendentemente dal fatto che si debba piantare un chiodo o aggiustare un orologio.

Un tender point è, letteralmente, un 'punto tenero'. È come un campanello d'allarme ipersensibile che il corpo ha installato in punti strategici per segnalare uno stato di allerta generale del sistema nervoso. Quando viene toccato, suona forte e chiaro ma il suono rimane localizzato, non si propaga oltre quel punto specifico.

La natura dei tender points

Unnamed (4)I tender points sono i messaggeri di una condizione più profonda e complessa. Non sono semplicemente "muscoli contratti" o "nodi da sciogliere" - sono manifestazioni fisiche di un sistema nervoso che ha perso la sua capacità di calibrare correttamente le sensazioni. È come se il volume del dolore fosse costantemente alzato al massimo, trasformando stimoli normalmente innocui in segnali di allarme.

Questi punti non compaiono casualmente, si manifestano in 18 localizzazioni specifiche, distribuite simmetricamente su entrambi i lati del corpo. È come se il corpo avesse una mappa predefinita dove lo stress, l'ansia e l'ipersensibilizzazione del sistema nervoso centrale si concentrano e si manifestano fisicamente:

  • La base del cranio, dove la tensione mentale si accumula come sedimenti in un fiume

  • Il collo, che porta il peso non solo della testa ma anche delle preoccupazioni quotidiane

  • Le spalle, che letteralmente "portano il peso del mondo"

  • Il torace, dove l'ansia si manifesta con un forte senso di oppressione

  • I gomiti, i glutei, le ginocchia, ognuno di questi punti racconta la storia di un sistema nervoso sotto pressione

Quando un massaggiatore esperto preme un tender point con una forza di appena 4 chilogrammi - l'equivalente del peso necessario per far impallidire l'unghia del pollice - la reazione è sproporzionata e immediata. Il cliente non solo sente dolore ma spesso ha una reazione di ritiro involontario, un'espressione facciale di disagio acuto o, addirittura, una verbalizzazione spontanea del dolore.

Questa reazione è la manifestazione fisica di un fenomeno neurologico complesso chiamato sensibilizzazione centrale. Il cervello e il midollo spinale di queste persone hanno sviluppato una sorta di "memoria del dolore" che amplifica tutti i segnali in arrivo.

La ricerca scientifica ha dimostrato che nelle persone con tender points, particolarmente quelle con fibromialgia, il cervello mostra pattern di attivazione diversi quando elabora i segnali di dolore. Le aree responsabili dell'elaborazione del dolore sono iperattive, mentre quelle deputate alla modulazione e al controllo del dolore sono ipoattive. È un sistema di allarme che non riesce più a spegnersi.

Il protocollo di riconoscimento

Il riconoscimento dei tender points richiede una tecnica precisa e standardizzata. Non si tratta di premere casualmente sui muscoli sperando di trovare punti dolenti, ma di seguire un protocollo diagnostico specifico che ogni massaggiatore professionista dovrebbe conoscere alla perfezione.

Foto3La pressione deve essere applicata gradualmente, utilizzando il polpastrello del pollice con l'unghia corta per evitare di ferire il cliente. La forza aumenta progressivamente fino a raggiungere i 4 chilogrammi in circa 4 secondi, viene mantenuta per alcuni secondi, poi rilasciata lentamente. Durante questo processo, il massaggiatore osserva attentamente non solo la reazione verbale del cliente, ma anche i segnali non verbali: tensione muscolare, espressioni facciali, movimenti di ritiro.

Un tender point positivo non provoca solo dolore locale, scatena anche una cascata di reazioni: il cliente può irrigidirsi, trattenere il respiro o, addirittura, avere una reazione emotiva. Questo perché i tender points non sono solo fenomeni fisici, sono spesso collegati a stati emotivi di stress, ansia, o trauma che si sono cristallizzati nel corpo.

Trattare i tender points richiede una filosofia terapeutica completamente diversa da quella utilizzata per altri tipi di dolore muscolare. Il principio fondamentale è la gentilezza: un sistema nervoso già iperattivato non ha bisogno di ulteriori stimoli intensi, ha bisogno di essere calmato, rassicurato, riportato gradualmente a uno stato di equilibrio. L'approccio più efficace è quello del massaggio rilassante: movimenti fluidi, avvolgenti, che parlano al sistema nervoso parasimpatico.

I trigger points: la centrale elettrica del dolore

Un trigger point è tutta un'altra storia: se i tender points sono campanelli d'allarme locali, i trigger points sono centrali elettriche in miniatura, capaci di inviare segnali di dolore lungo circuiti neurologici complessi, illuminando aree del corpo anche molto distanti dal punto di origine. Un trigger point è una struttura anatomica specifica: un piccolo groviglio di fibre muscolari iper-contratte all'interno di una banda muscolare tesa, un vero e proprio "nodo" palpabile che si comporta come un ribelle all'interno del sistema muscolare ordinato.

Foto 4 (2)Ogni trigger point ha un pattern specifico e riproducibile che è stato mappato con precisione scientifica nel corso di decenni di ricerca. Questa mappa è una delle scoperte più rivoluzionarie della medicina del dolore, perché spiega finalmente perché "dove fa male non è sempre dove c'è il problema".

Un trigger point nel muscolo trapezio superiore, per esempio, può riferire dolore alla tempia, causando quello che sembra un mal di testa tensivo. Può inviare segnali dietro l'orecchio, creando una sensazione di pressione auricolare. Può irradiarsi lungo il collo, mimando una cervicalgia. Il cliente arriva lamentandosi di mal di testa cronici, ma la vera causa è nascosta nella spalla.

Un trigger point nel muscolo sternocleidomastoideo può causare mal di testa frontale, dolore all'orecchio, vertigini e persino disturbi visivi.

Un trigger point nel muscolo piriforme può riferire dolore lungo il decorso del nervo sciatico, dalla natica fino al ginocchio, mimando perfettamente una finta sciatica.

È come un sabotatore nascosto che crea caos in tutto il sistema, mentre rimane invisibile nella sua postazione segreta. Quante persone hanno subito esami costosi, risonanze magnetiche e trattamenti invasivi per una "sciatica" che in realtà era causata da un piccolo nodo muscolare nel gluteo?

La formazione del trigger point

La formazione di un trigger point è un processo che coinvolge alterazioni del metabolismo cellulare, accumulo di sostanze irritanti e disfunzioni della comunicazione tra nervi e muscoli. È come se una piccola porzione del muscolo entrasse in uno stato di "crisi energetica", incapace di rilassarsi completamente a causa di un circolo vizioso di contrazione, mancanza di ossigeno e irritazione chimica.

Tutto inizia con un sovraccarico: può essere un movimento brusco, una postura scorretta mantenuta troppo a lungo, uno sforzo eccessivo o anche uno stress emotivo che si traduce in tensione muscolare. In quel momento alcune fibre muscolari si contraggono più del necessario e, per qualche ragione, non riescono più a rilassarsi completamente.

Questa contrazione persistente crea una zona di ischemia locale: una riduzione del flusso sanguigno che priva le fibre muscolari dell'ossigeno e dei nutrienti necessari. Allo stesso tempo i prodotti di scarto del metabolismo muscolare si accumulano, creando un ambiente chimico irritante. È come un ingorgo stradale che si auto-perpetua: più traffico c'è, più lento diventa il movimento, più traffico si accumula.

Il sistema nervoso, nel tentativo di proteggere la zona danneggiata, può sviluppare una sensibilizzazione locale che amplifica i segnali di dolore. È un meccanismo di difesa che diventa controproducente, mantenendo attivo il trigger point anche quando la causa originale è scomparsa.

La tecnica più efficace è la compressione ischemica controllata: il massaggiatore localizza con precisione il trigger point, applica una pressione graduale e sostenuta mantenendola fino a quando non sente il punto "rilasciarsi" sotto le sue dita. È un processo che può richiedere da 30 secondi a diversi minuti. Il rilascio del trigger point è solo l'inizio del processo terapeutico: il massaggiatore esperto sa che deve anche affrontare i fattori che hanno causato la formazione del trigger point (squilibri posturali, debolezze muscolari, movimenti ripetitivi, stress emotivo).

Perché un massaggiatore DEVE conoscere la differenza?

La distinzione tra tender points e trigger è la differenza fondamentale per essere un vero professionista del benessere. Trattare un tender point con la stessa aggressività utilizzata per un trigger point può essere non solo inefficace ma addirittura dannoso.

Un cliente con tender points ha un sistema nervoso già iperattivato, come un allarme che suona costantemente a volume troppo alto. Applicare pressioni intense, tecniche aggressive, o massaggi "deep tissue" è come alzare ulteriormente il volume di quell'allarme. Il risultato può essere un peggioramento significativo dei sintomi, dolori che si intensificano nelle ore successive al trattamento e una perdita di fiducia nel massaggio come strumento terapeutico.

D'altra parte trattare un trigger point con un semplice sfioramento o con tecniche puramente rilassanti è come cercare di aprire una serratura arrugginita con una piuma. L'approccio è delicato e rispettoso ma completamente inefficace per risolvere il problema meccanico sottostante. Il trigger point continuerà a inviare i suoi segnali di dolore e il cliente non otterrà il sollievo che cerca.

La conoscenza precisa della differenza tra tender points e trigger points trasforma il massaggiatore da operatore generico a specialista del dolore. Il mercato richiede professionisti che sappiano adattare il proprio approccio alle esigenze specifiche di ogni cliente.

Il futuro del massaggio professionale

Il settore del benessere sta evolvendo rapidamente: i clienti sono sempre più informati, esigenti e alla ricerca di professionisti che possano offrire risultati concreti e duraturi. Non è più sufficiente offrire un'ora di relax.

Stiamo entrando nell'era della specializzazione nel massaggio. Così come in medicina esistono cardiologi, neurologi e ortopedici, nel mondo del massaggio stanno emergendo specialisti del dolore miofasciale, esperti di fibromialgia, specialisti del massaggio sportivo. Questa specializzazione richiede conoscenze approfondite che vanno ben oltre le tecniche manuali di base.

La distinzione tra tender points e trigger points è la base su cui costruire competenze sempre più raffinate, la fondazione per diventare un vero esperto nel proprio campo.

Per i massaggiatori che scelgono di investire nella propria formazione le opportunità sono enormi: il mercato del benessere vale miliardi di euro e continua a crescere. Ma la crescita non è uniforme…si concentra sui professionisti che sanno distinguersi, che offrono valore reale, che ottengono risultati concreti.

Un massaggiatore che sa trattare efficacemente i trigger points può specializzarsi nel trattamento del dolore cronico, collaborare con centri medici, lavorare con atleti professionisti. Un massaggiatore che comprende i tender points può diventare un punto di riferimento per clienti con fibromialgia, sindrome da fatica cronica o altre condizioni di sensibilizzazione centrale.

Con maggiori competenze arrivano anche maggiori responsabilità: un massaggiatore che sa distinguere tra tender points e trigger points deve anche saper riconoscere quando un problema va oltre le sue competenze e richiede l'intervento di altri professionisti sanitari. È una responsabilità etica che accompagna l'evoluzione professionale ma è anche un'opportunità di crescita e di collaborazione. I massaggiatori più competenti diventano partner preziosi per medici, fisioterapisti e altri professionisti sanitari.

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